Progetto RINAF. Quando l’Africa si affacciò al mondo di Internet.

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Nel libro “Il futuro trent’anni fa. Quando Internet è arrivata in Italia.”, Laura Abba, attuale componente di “Internet Society Italia”, descrive ampiamente i profili di tre ricercatrici italiane che, con grande passione e dedizione, hanno contribuito allo sviluppo della rete Internet in Italia ed in altri Paesi del mondo.

E’ la storia di Adriana Lazzaroni ad avermi, in particolare, colpita per la perseveranza con cui la stessa ha esteso al continente africano la cultura della rete Internet.

Nel 1992, da poco laureatasi in Scienze Politiche con conseguente specializzazione in Cooperazione con i Paesi in via di Sviluppo, Adriana seppe che Stefano Trumpy, allora Direttore del CNUCE (istituto del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa), cercava una persona con ampia esperienza nell’ambito delle relazioni internazionali perché contribuisse all’implementazione di un importante progetto. Quell’anno, Lazzaroni, Trumpy, Laura Abba, Vint Cerf e l’etiope Abraham Gebrehiwot diedero vita al progetto RINAF (Regional Informatic Networks for Africa).

La missione consisteva nel trasferire, in diversi Paesi africani, attrezzature hardware e software, nel fornire assistenza tecnica per realizzare connessioni di rete presso le università africane ed i numerosi centri di ricerca ed, infine, nell’organizzare corsi di formazione indirizzati agli attori delle realtà locali, quali tecnici, professori universitari e uomini di governo.

Dal 1992 al 1998 il team raggiunse ottimi risultati in numerose nazioni del continente. In particolare, Nigeria ed Algeria furono i Paesi nei quali vennero attivate e mantenute le prime connessioni alla rete Internet. Attraverso dialogo e cooperazione, furono registrati sottodomini, gestite mailing list e creata una sorta di blog in cui i componenti delle comunità africane residenti a Pisa potevano comunicare con i loro connazionali.

Negli stessi anni, nacquero progetti simili (Cabeca Project, Leland Initiative ed altri) con gli artefici dei quali l’intero team collaborò assiduamente. Il fine era quello di creare, attraverso connessioni ad una rete, un dialogo internazionale che potesse costituire un incontro tra culture differenti.

Se si considera che, ad oggi, il 70% della popolazione africana non possiede una connessione ad Internet, si può immaginare l’arretratezza digitale ed informatica che caratterizzava i Paesi in via di sviluppo negli anni ’90.

Alla luce di queste difficoltà, spicca maggiormente la nobiltà del tentativo di Adriana Lazzaroni di abbattere il muro che relegava la cultura africana al margine.

 

Ivana Roberta Zappalà

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