Internet: cosa è cambiato in trent’anni?

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Possiamo oggi immaginare il “mondo digitale” come centro immobile posto al centro del nostro sistema?

Ironicamente, se Immanuel Kant fosse ancora vivo, risponderebbe che, in un mondo costruito su elementi derivanti dalla ragione umana, il progresso tecnologico consisterebbe nella più alta forma di manifestazione di questa, poiché con l’avvento del digitale, non solo è cambiato il nostro modo di approcciarci alle più svariate realtà quotidiane, quali ad esempio l’uso del web come piattaforma sulla quale ricevere messaggi, consultare informazioni in tempo reale, fare acquisti o prenotazioni e così via; ma, grazie anche agli effetti della notevole rapidità di progressione è possibile oggi parlare di nuove libertà cui la rete ci sottopone e ne sono una dimostrazione i cd. “contratti telematici”: termine coniato nel 1997 da una dottrina civilistica italiana che suscitò un vivace dibattito tra autorevoli giuristi sulla questione della collocazione del fenomeno tra gli accordi negoziali.

Questo nuovo scambio tra proposta e accettazione operato a distanza attraverso la rete telematica è uno degli sviluppi che oggi ha sancito il principio della equiparazione a tutti gli effetti dei documenti informatici ai tradizionali documenti cartacei.

La validità di tali contratti è, inoltre, sancita dall’art. 1322 c.c. che lascia ampia libertà di contenuti alle parti, le quali possono anche concludere accordi che non sono oggetto di una disciplina particolare, purché siano diretti a realizzare interessi ritenuti meritevoli di tutela.

In questo scenario si può quindi affermare come la presenza incisiva e pervasiva del cyberspazio si sia ramificata anche in moltissimi contesti economici e sociali.

La rivoluzione telematica e di internet, inoltre, non è stata priva di riflessi sull’individuazione delle categorie contrattualistiche, si inquadrano, infatti, due tipologie di contratto telematico: contratti stipulati con accesso a sito internet e contratti stipulati per posta elettronica. Nei primi si riscontra la compilazione di un form con indicazione anche dei numeri della carta di credito o di un codice relativo ad altri strumenti di pagamento virtuale, nei secondi le dichiarazioni dei contraenti sono contenute in un file di testo, suddiviso in due parti, una relativa all’intestazione del destinatario e del mittente, l’altra relativa al messaggio stesso, che vengono scambiate attraverso la posta elettronica.

Il nostro ordinamento prevede la conclusione dei contratti a distanza nel momento in cui la dichiarazione di accettazione giunge all’indirizzo del proponente, nel caso opera l’art. 1335 c.c. che presume conosciuta la dichiarazione quando essa giunge all’indirizzo del destinatario.

L’attività negoziale nello spazio virtuale conosce, inoltre, un decisivo incremento a seguito della diffusione del linguaggio ipertestuale del “world wide web” che determina un innovativo processo di commercializzazione della rete Internet.

Possiamo anche affermare come il contratto virtuale, oggi, costituisca a pieno titolo strumento negoziale elettivo per lo sviluppo del commercio elettronico e del mercato globale generato da Internet.

L’utilizzo della rete telematica per concludere accordi negoziali, in passato, era essenzialmente strutturata in modo “chiuso”: non tutti disponevano dei mezzi e delle competenze per accedere a questi nuovi servizi. Oggi, invece, il cyberspazio è strutturato in modo “aperto”, accessibile da chiunque disponga di un mezzo tecnico per farlo e con la diffusione delle reti telematiche e soprattutto di Internet è possibile vendere e acquistare un bene o un servizio servendosi di un computer. Questo “terremoto informatico” ha infatti ottimizzato e reso più rapide ed efficienti transazioni che continuano ad avere comunque nel mercato reale il loro punto di riferimento ma, che ha creato, nella realtà online, una inedita forma di business fondata sulla possibilità di mettere in comunicazione praticamente tutti i computer esistenti sul pianeta.

Bisogna inoltre precisare che la diffusione del commercio on-line per l’acquisto di beni e servizi su internet pone ogni giorno nuove questioni, specie di natura giuridica, in relazione ai contratti che vengono conclusi in rete: per questo motivo in caso di commercio online, la sottoscrizione può essere effettuata anche con un semplice “click” che assume il valore di “firma elettronica”, anche se considerata la forma più debole di firma in ambito informatico, in quanto non prevede meccanismi di autenticazione del firmatario o di integrità del dato firmato. Diversa è invece la sottoscrizione effettuata tramite “firma digitale” ovvero tramite “firma elettronica qualificata”: essa è basata su un sistema di chiavi asimmetriche a coppia, una pubblica e una privata, che consente al titolare tramite la chiave privata e al destinatario tramite la chiave pubblica, rispettivamente, di rendere manifesta e di verificare la provenienza e l’integrità di un documento informatico o di un insieme di documenti informatici. La firma digitale è l’equivalente informatico di una firma apposta su carta ed ha il suo stesso valore legale. La sua funzione è quella di garantire autenticità, integrità e validità di un documento: tramite l’apposizione della firma digitale, infatti, è possibile sottoscriverne il contenuto, assicurarne la provenienza e garantire l’inalterabilità delle informazioni in esso contenute.

Insomma, possiamo concludere affermando, quindi, che in questi trent’anni l’ideologia del progresso ha giocato un ruolo da protagonista: perché, come si sa, il modello migliore è sempre quello che farà la sua comparsa domani.

 

Federica Giaquinta

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